Paprika

Regia: Kon Satoshi

Giappone 2006

Paprika è la rappresentazione di un sogno. Questo molto banalmente, se si considera la possibilità di ricreare un sogno fedelmente, che di per sé è impossibile. Ma Paprika è anche una riflessione sul sogno, come esperienza, e al tempo stesso è anche riflessione onirica su un presente futuristico che è già passato. Paprika è anche il nome della protagonista, immagine virtuale di una reale (diegeticamente parlando) psicoterapeuta. Paprika quindi, meno semplicemente, è un sogno.

 

È quasi un impero lynchiano (INLAND EMPIRE è un riferimento prima ancora di essere nato) realizzato da un diverso narratore, che difatti è Kon Satoshi, maestro dell’animazione giapponese (suoi Perfect Blue, Millennium Actress, Tokyo Godfathers). L’incipit è la possibilità, attraverso un rivoluzionario strumento, di entrare nell’inconscio umano affinché possa essere scandagliato e poi terapeuticamente curato. La domanda è: che accadrebbe se questo strumento venisse rubato e utilizzato per scopi meno chiari e benevoli? Un delirio di visioni e mondi che si intrecciano e rincorrono, si accavallano e schiudono, impensabili se non con i disegni e la splendida animazione, traboccante colori ed evoluzioni inimmaginabili, se non in sogno o in un incubo.

 

Paprika è sexy, vivace, incontenibile, l’opposto dell’algida professionista al quale fa riferimento, e, prima di tutto è travolgente, nel frenetico peregrinare tra i diversi mondi possibili dell’immaginazione, e del cinema. Tra i numerosi rimandi citazionistici e metacinematografici, ciò che rimane è proprio la capacità del cinema di avvicinarsi all’inconscio, così come nessun’altra arte riesce a fare. E dentro un cinema, nell’irrealtà di qualche creazione onirica, si riversano le creature multiformi, in una sorta di interscambio tra la spettatrice e protagonista seduta al centro della sala, e noi, per l’appunto, che, credendo di essere nel medesimo luogo, perdiamo i limiti fisici che racchiudono. L’autore non ha l’ambizione di procedere verso un’alta riflessione, solo condurci in un inconscio tanto lontano quanto al di là della logica dell’identità, in una dimensione dell’esperienza alternativa e differente. 

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 © 2019 by Alessandro Tognolo.

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Alessandro
Tognolo

Critico Cinematografico